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Tolentino, un pò di storia

Tolentino, un pò di storia

Tolentino è un comune di circa 20.600 abitanti della Media Valle del Chienti, in provincia di Macerata. La cittadina è oggi un attivo centro industriale ed è nota sin dal Medioevo per il santuario di S. Nicola, uno dei più famosi d’Italia, che ne fa un notevole centro di fede e d’arte.

In epoca preromana Tolentino ospitò insediamenti piceni tra il IX e il III sec. a.C., mentre per l’età romana è noto che fu municipio con il nome di Tolentinum. Gli studiosi hanno identificato il forum della città romana – sorta su una terrazza alluvionale poco distante dal corso del Chienti – nell’attuale piazza della Libertà, ancor oggi centro cittadino.

Il Museo Civico Archeologico, oggi ospitato nell’ala nord del Castello della Rancia raccoglie reperti per la gran parte proveniente dai circa cento corredi tombali piceni, etruschi e romani ritrovati nel territorio tolentinate.

Nel V secolo la popolazione locale fu convertita al Cristianesimo, secondo la tradizione, dal prefetto del pretorio Flavio Giulio Catervio, che con il nome di S. Catervo sarebbe diventato il protettore della città. In suo onore fu costruito un pantheum (ambiente circolare con pavimento a mosaico) andato distrutto con la costruzione della nuova chiesa nell’800. Al centro di esso si trovava il magnifico sarcofago, che è invece sopravvissuto fino ad oggi.

Già poco dopo la fine dell’impero romano d’Occidente Tolentino era sede vescovile, come attestano documenti del 487 e del 502.

Non è chiaro se la città sia scomparsa durante le invasioni barbariche o la guerra greco-gotica, o se ne sia sopravissuto un piccolo nucleo presso il pantheum di S. Catervo, divenuto luogo di culto e affiancato dal piccolo monastero di S. Maria.

Dopo il Mille

E’ certo solo che Tolentino torna ad essere menzionata nei documenti nell’XI secolo quando l’attuale territorio tolentinate (compreso un piccolo castrum) si trova sotto il dominio del monastero di S. Salvatore di Rieti. Nel secolo successivo passa al marchese della Marca, il quale dona ai monaci cistercensi le terre su cui sarebbe sorta l’importante abbazia di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, comprendente un vasto complesso di edifici che avevano come centro l’ampio chiostro quadrato. L’abbazia acquisì a poco a poco vasti appezzamenti di terra che sarebbero stati suddivisi in sei “grange”, termine francese, spesso italianizzato in “rancie”, riferito a una fattoria. Su una di esse, in territorio tolentinate, sarebbe stato costruito nel 1354 quel castello della Rancia che avrebbe dato il nome alla famosa battaglia che vide la sconfitta di Gioacchino Murat. Nel 1422 la chiesa e il complesso monastico furono gravemente danneggiati dalle truppe del condottiero Braccio da Montone, al cui passaggio l’abate Antonio Varano si era opposto. Nel 1456, papa Callisto III cedette in commenda l’abbazia con tutte le sue proprietà al nipote Rodrigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI. Fu l’inizio di una lunga decadenza.

Il Comune di Tolentino si costituisce nel 1166, sostenuto dal marchese della Marca. Gradualmente avrebbe sottomesso centri vicini come Urbisaglia, Belforte e Colmurano. L’economia di Tolentino si basa sui mulini, le concerie e le manifatture di tessuti.

Le vicende della cittadina nei secoli successivi sono legate ai conflitti con i comuni vicini per il possesso di terre e castelli e alle aspre contese tra guelfi e ghibellini, nel cui quadro emerge la famiglia Accoramboni che cerca più volte di assumere la signoria, senza riuscirvi. (Vittoria, una discendente di questa casata, diventerà protagonista di una delle più fosche storie del Cinquecento italiano, narrata da Stendhal).

Nel 1268 il Comune realizza una grande opera: il ponte sul Chienti detto del Diavolo, dotato di cinque arcate sorrette da possenti piloni, con una torre-barriera quadrangolare. Tra Due e Trecento vengono edificate a Tolentino diverse chiese, che conosceranno nei secoli successivi vari rifacimenti. Tra esse la cattedrale di S. Catervo, ricostruita nel 1256, di cui resta oggi una parte nella cappella del santo. La Cappella di S. Catervo conserva tuttora, sulla volta e sulle pareti, scene affrescate attribuite a Francesco da Tolentino e realizzate alla fine del XV secolo o agli inizi di quello successivo. Sulla parete di fondo compare la Madonna in trono con il Bambino tra S. Catervo e S. Sebastiano, su quella di sinistra l’Adorazione dei Magi, su quella di destra la Crocifissione. Vanno ricordate inoltre S. Francesco, eretta in forme romanico-gotiche, la quale conserva l’abside decorata con archetti pensili e la cappella di destra, interamente dipinta, e S. Maria della Tempesta, che custodisce sull’altare maggiore la bellissima statua lignea della Madonna della Tempesta, risalente al XIV secolo, e alle pareti diversi affreschi coevi.

Poco dopo la metà del Trecento le Costituzioni albornoziane riconoscono a Tolentino il rango di un comune di medie dimensioni (terra mediocris). Entrata nell’orbita dei Da Varano di Camerino, la città si ribella a questi ultimi con l’assassinio di Berardo Da Varano nel 1434. Segue un periodo di torbidi, terminato nel 1445, quando Tolentino viene posta sotto il diretto dominio della S. Sede.

S. Nicola da Tolentino e il suo santuario

S. Nicola da Tolentino (1245-1305), nacque a Sant’Angelo in Pontano, prese i voti come frate agostiniano trasferendosi nel convento della città cui avrebbe legato il suo nome nel 1275. In vita fu venerato dal popolo per la predicazione, le opere di carità e i miracoli operati, tanto che vent’anni dopo la sua morte se ne iniziò il processo di canonizzazione. Intorno al 1325 gli agostiniani chiamarono a Tolentino dei seguaci di Giottoforse provenienti da Rimini, a realizzare il mirabile ciclo di affreschi che ricopre l’interno del Cappellone il quale custodiva il corpo del santo. In esso tre sequenze sovrapposte illustrano la vita della Vergine, del Cristo e di S. Nicola, mentre sulle quattro vele compaiono gli evangelisti e i dottori della Chiesa. Questi affreschi costituiscono, per la vastità dell’impegno iconografico e per la qualità stilistica e compositiva, una delle più alte espressioni raggiunte dalla pittura nelle Marche del Trecento.

Notevole anche il chiostro, costruito intorno al 1370 (di cui si conservano integralmente tre ali), le cui colonne in cotto assumono le forme più varie. Nicola fu dichiarato santo nel 1445, e venti anni più tardi la chiesa, inizialmente dedicata a S. Agostino, fu a lui intitolata.

Referenza: https://www.corriereproposte.it/cosa-sapere/tolentino-la-storia.html

Articolo a cura di Pier Luigi Cavalieri

Tolentino è un comune di circa 20.600 abitanti della Media Valle del Chienti, in provincia di Macerata. La cittadina è oggi un attivo centro industriale ed è nota sin dal Medioevo per il santuario di S. Nicola, uno dei più famosi d’Italia, che ne fa un notevole centro di fede e d’arte.

In epoca preromana Tolentino ospitò insediamenti piceni tra il IX e il III sec. a.C., mentre per l’età romana è noto che fu municipio con il nome di Tolentinum. Gli studiosi hanno identificato il forum della città romana – sorta su una terrazza alluvionale poco distante dal corso del Chienti – nell’attuale piazza della Libertà, ancor oggi centro cittadino.

Il Museo Civico Archeologico, oggi ospitato nell’ala nord del Castello della Rancia raccoglie reperti per la gran parte proveniente dai circa cento corredi tombali piceni, etruschi e romani ritrovati nel territorio tolentinate.

Nel V secolo la popolazione locale fu convertita al Cristianesimo, secondo la tradizione, dal prefetto del pretorio Flavio Giulio Catervio, che con il nome di S. Catervo sarebbe diventato il protettore della città. In suo onore fu costruito un pantheum (ambiente circolare con pavimento a mosaico) andato distrutto con la costruzione della nuova chiesa nell’800. Al centro di esso si trovava il magnifico sarcofago, che è invece sopravvissuto fino ad oggi.

Già poco dopo la fine dell’impero romano d’Occidente Tolentino era sede vescovile, come attestano documenti del 487 e del 502.

Non è chiaro se la città sia scomparsa durante le invasioni barbariche o la guerra greco-gotica, o se ne sia sopravissuto un piccolo nucleo presso il pantheum di S. Catervo, divenuto luogo di culto e affiancato dal piccolo monastero di S. Maria.

Dopo il Mille

E’ certo solo che Tolentino torna ad essere menzionata nei documenti nell’XI secolo quando l’attuale territorio tolentinate (compreso un piccolo castrum) si trova sotto il dominio del monastero di S. Salvatore di Rieti. Nel secolo successivo passa al marchese della Marca, il quale dona ai monaci cistercensi le terre su cui sarebbe sorta l’importante abbazia di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, comprendente un vasto complesso di edifici che avevano come centro l’ampio chiostro quadrato. L’abbazia acquisì a poco a poco vasti appezzamenti di terra che sarebbero stati suddivisi in sei “grange”, termine francese, spesso italianizzato in “rancie”, riferito a una fattoria. Su una di esse, in territorio tolentinate, sarebbe stato costruito nel 1354 quel castello della Rancia che avrebbe dato il nome alla famosa battaglia che vide la sconfitta di Gioacchino Murat. Nel 1422 la chiesa e il complesso monastico furono gravemente danneggiati dalle truppe del condottiero Braccio da Montone, al cui passaggio l’abate Antonio Varano si era opposto. Nel 1456, papa Callisto III cedette in commenda l’abbazia con tutte le sue proprietà al nipote Rodrigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI. Fu l’inizio di una lunga decadenza.

Il Comune di Tolentino si costituisce nel 1166, sostenuto dal marchese della Marca. Gradualmente avrebbe sottomesso centri vicini come Urbisaglia, Belforte e Colmurano. L’economia di Tolentino si basa sui mulini, le concerie e le manifatture di tessuti.

Le vicende della cittadina nei secoli successivi sono legate ai conflitti con i comuni vicini per il possesso di terre e castelli e alle aspre contese tra guelfi e ghibellini, nel cui quadro emerge la famiglia Accoramboni che cerca più volte di assumere la signoria, senza riuscirvi. (Vittoria, una discendente di questa casata, diventerà protagonista di una delle più fosche storie del Cinquecento italiano, narrata da Stendhal).

Nel 1268 il Comune realizza una grande opera: il ponte sul Chienti detto del Diavolo, dotato di cinque arcate sorrette da possenti piloni, con una torre-barriera quadrangolare. Tra Due e Trecento vengono edificate a Tolentino diverse chiese, che conosceranno nei secoli successivi vari rifacimenti. Tra esse la cattedrale di S. Catervo, ricostruita nel 1256, di cui resta oggi una parte nella cappella del santo. La Cappella di S. Catervo conserva tuttora, sulla volta e sulle pareti, scene affrescate attribuite a Francesco da Tolentino e realizzate alla fine del XV secolo o agli inizi di quello successivo. Sulla parete di fondo compare la Madonna in trono con il Bambino tra S. Catervo e S. Sebastiano, su quella di sinistra l’Adorazione dei Magi, su quella di destra la Crocifissione. Vanno ricordate inoltre S. Francesco, eretta in forme romanico-gotiche, la quale conserva l’abside decorata con archetti pensili e la cappella di destra, interamente dipinta, e S. Maria della Tempesta, che custodisce sull’altare maggiore la bellissima statua lignea della Madonna della Tempesta, risalente al XIV secolo, e alle pareti diversi affreschi coevi.

Poco dopo la metà del Trecento le Costituzioni albornoziane riconoscono a Tolentino il rango di un comune di medie dimensioni (terra mediocris). Entrata nell’orbita dei Da Varano di Camerino, la città si ribella a questi ultimi con l’assassinio di Berardo Da Varano nel 1434. Segue un periodo di torbidi, terminato nel 1445, quando Tolentino viene posta sotto il diretto dominio della S. Sede.

S. Nicola da Tolentino e il suo santuario

S. Nicola da Tolentino (1245-1305), nacque a Sant’Angelo in Pontano, prese i voti come frate agostiniano trasferendosi nel convento della città cui avrebbe legato il suo nome nel 1275. In vita fu venerato dal popolo per la predicazione, le opere di carità e i miracoli operati, tanto che vent’anni dopo la sua morte se ne iniziò il processo di canonizzazione. Intorno al 1325 gli agostiniani chiamarono a Tolentino dei seguaci di Giottoforse provenienti da Rimini, a realizzare il mirabile ciclo di affreschi che ricopre l’interno del Cappellone il quale custodiva il corpo del santo. In esso tre sequenze sovrapposte illustrano la vita della Vergine, del Cristo e di S. Nicola, mentre sulle quattro vele compaiono gli evangelisti e i dottori della Chiesa. Questi affreschi costituiscono, per la vastità dell’impegno iconografico e per la qualità stilistica e compositiva, una delle più alte espressioni raggiunte dalla pittura nelle Marche del Trecento.

Notevole anche il chiostro, costruito intorno al 1370 (di cui si conservano integralmente tre ali), le cui colonne in cotto assumono le forme più varie. Nicola fu dichiarato santo nel 1445, e venti anni più tardi la chiesa, inizialmente dedicata a S. Agostino, fu a lui intitolata.

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